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COSTUME & SOCIETA’ – Addio giovani: in 20 anni sono tre milioni in meno nell’Italia che invecchia

Il Rapporto Censis evidenzia un’emorragia inesorabile: andrà sempre peggio. In aumento gli italiani che emigrano all’estero

ROMA – L’Italia è un Paese che sta invecchiando molto rapidamente. I giovani diminuiscono e chi è in età lavorativa emigra sempre di più. Questa la realtà fotografata dal Censis.

Oggi nel nostro Paese i 18-34enni sono poco più di 10 milioni, pari al 17,5% della popolazione; nel 2003 superavano i 13 milioni, pari al 23,0% del totale: in vent’anni abbiamo perso quasi 3 milioni di giovani. E le previsioni per il futuro sono fortemente negative: nel 2050 i 18-34enni saranno solo poco più di 8 milioni, appena il 15,2% della popolazione totale. I giovani sono pochi, esprimono un leggero peso demografico, quindi inesorabilmente contano poco. Lo rivela il 57° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2023.

Nello specifico, solo l’11,1% dei 7.786 sindaci attualmente in carica (860 in tutto) ha al massimo 40 anni. Di questi, solo 72 sono under 30: l’età media dei primi cittadini in Italia è infatti di 54 anni; – nelle aree metropolitane maggiori, poi, solo il sindaco di Reggio Calabria ha 40 anni appena compiuti; – tra i presidenti di Provincia, per i quali l’età media è di 50 anni, solo 10 (il 12,8% del totale) hanno tra i 30 e i 40 anni; – e nessun presidente di Regione può essere definito giovane: l’età media di chi riveste questa carica è di 59 anni; – la situazione non migliora se si considerano i rappresentanti in Parlamento, dove siedono 57 deputati con meno di 40 anni (il 14,3% del totale) e l’età media è di 51 anni. Gli under 40 sono del tutto assenti al Senato, dove l’età minima per essere candidati è appunto di 40 anni; – anche all’interno della compagine del Governo la persona più giovane è il Presidente del Consiglio (46 anni) e l’età media dei ministri è di 60 anni.

LA GRANDE FUGA DALL’ITALIA

Il nostro Paese continua a essere un Paese di emigrazione (sono più di 5,9 milioni gli italiani attualmente residenti all’estero) più che di immigrazione (sono 5 milioni gli stranieri residenti nel nostro Paese). I 5.933.418 italiani residenti all’estero (pari al 10,1% dei residenti in Italia) hanno registrato un incremento del 36,7% negli ultimi dieci anni (ovvero quasi 1,6 milioni in più). A caratterizzare i flussi centrifughi più recenti è l’aumento significativo della componente giovanile. Nell’ultimo anno le iscrizioni all’Aire per espatrio sono state 82.014, di cui il 44,0% (la quota più elevata tra le classi di età considerate) da parte di italiani di 18-34 anni, per un totale di 36.125 giovani che hanno scelto di cercare altrove la propria strada, definitivamente o per un periodo transitorio. Se si aggiungono anche i minori al seguito delle loro famiglie (13.447), l’espatrio delle nuove generazioni di italiani ha sfiorato nell’ultimo anno le 50.000 unità, il 60,4% di tutti gli iscritti per espatrio. Le mete predilette rimangono il Regno Unito (il 16,4% delle partenze dell’ultimo anno), poi Germania (13,8%), Francia (10,4%) e Svizzera (9,1%).

IN AUMENTO LE FAMIGLIE NON TRADIZIONALI

Le famiglie in Italia sono complessivamente 25,3 milioni. Quelle tradizionali, composte da una coppia, con o senza figli, sono il 52,4% del totale. Pur essendo in calo nel tempo (erano il 60% nel 2009), rappresentano ancora la forma principale di famiglia. Di queste, il 32,2% (8,1 milioni) è formato da una coppia con figli (nel 2009 la percentuale era del 39%). Nel frattempo, tutte le altre tipologie non convenzionali stanno aumentando, e non sembra essere lontano il momento in cui i nuovi format familiari supereranno quelli tradizionali: il 33,1% delle famiglie è composto da persone che vivono da sole, e nel 20,9% dei casi (5,3 milioni) si tratta di single, ovvero di persone sole non vedove, cioè persone che vivono da sole per scelta o comunque senza un partner; il 10,7% delle famiglie (2,7 milioni) è di tipo monogenitoriale, in quanto è composta da un genitore solo con figli (nel 2009 la quota era dell’8,7%). Si tratta generalmente di nuclei formati a seguito di separazioni o divorzi, e nella grande maggioranza dei casi il genitore che vive con i figli è la madre.

CALANO I MATRIMONI

Il numero dei matrimoni si riduce (ne erano stati celebrati 246.613 nel 2008, solo 180.416 nel 2021) e oggi esistono 1,6 milioni di famiglie (l’11,4% del totale) costituite da coppie non coniugate. Dal 2018 al 2021 state celebrate 8.792 unioni civili (all’inizio del 2022 in Italia risultavano 17.453 cittadini residenti uniti civilmente). I cittadini stranieri oggi sono presenti in 2,6 milioni di nuclei familiari (il 9,8% del totale), e 1,8 milioni di famiglie (il 7,0% del totale) sono composte esclusivamente da cittadini stranieri

ITALIANI FAVOREVOLI ALL’EUTANASIA, MA NON ALLA GESTAZIONE PER ALTRI

Il 74% degli italiani si dice favorevole all’eutanasia, con percentuali trasversali al corpo sociale, che arrivano all’82,8% tra i giovani e al 79,2% tra i laureati. Sempre secondo il rapporto, ammonta al 70,3% la percentuale (quota che sale al 77,1% tra le donne e al 75,1% tra i giovani) di chi approva l’adozione di figli da parte dei single, mentre il 65,6% si schiera a favore del matrimonio egualitario tra persone dello stesso sesso, con percentuali che arrivano al 79,2% tra i giovani e raggiungono un significativo 45,4% di favorevoli anche tra gli anziani. Il 54,3% della popolazione è favorevole all’adozione dei figli da parte di persone dello stesso sesso, con percentuali che vanno da un massimo pari al 65,5% tra i giovani a un minimo del 41,4% tra gli anziani. Infine, rimane invece minoritaria, pari al 34,4% delle opinioni, la quota di italiani favorevoli alla gestazione per altri (Gpa), la forma di procreazione assistita in cui una donna si assume l’obbligo di provvedere alla gestazione e al parto per conto di altri senza assumersi la responsabilità genitoriale.

IL LAVORO PER IL 74% ITALIANI NON È PIÙ CENTRALE

Il 74,8% dei lavoratori italiani oggi dichiara esplicitamente di non avere voglia di lavorare di più per poter consumare di più, e non ha intenzione di farsi guidare come in passato dal consumismo. Il lavoro sembra aver perso il suo significato più profondo, come riferimento identitario, perno centrale della vita, misura del successo personale e dell’affermazione sociale, oltre che mezzo di gratificazione economica. Per l’87,3% degli occupati la scelta di fare del lavoro il centro della propria vita sarebbe un errore. Secondo il rapporto non sorprende, quindi, che il 62,1% degli italiani avverta il desiderio quotidiano di momenti da dedicare a sé stessi per combattere l’ansia e lo stress, o che un plebiscitario 94,7% consideri centrale la felicità delle piccole cose di ogni giorno, come appunto il tempo libero, gli hobby, le passioni personali. Rispetto al passato, l’81,0% degli italiani dedica molta più attenzione alla gestione dello stress e alla cura delle relazioni, perni del benessere psicofisico personale.

LA PAURA PER I CAMBIAMENTI CLIMATICI

L’84% degli italiani teme il clima impazzito, sempre più incontrollabile e ostile, causa della moltiplicazione delle catastrofi naturali, ogni anno più frequenti. A questo proposito, per il 70,6% i rischi ambientali, quelli demografici e quelli ora connessi alla guerra provocheranno un crollo della società, favorendo la povertà diffusa e la violenza. Sempre secondo il rapporto, il 73,4% ha paura che i problemi strutturali irrisolti del nostro Paese provocheranno nei prossimi anni una crisi economica e sociale molto profonda. Il 68,2% teme che in futuro patiremo la siccità per l’esaurimento delle risorse di acqua. Mentre il 43,3% che resteremo senza energia sufficiente per tutti i bisogni. Sempre secondo l’indagine, il 53,1% ha paura che il colossale debito pubblico, in cammino verso la cifra record di 3.000 miliardi di euro, provocherà il collasso finanziario dello Stato italiano.

Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it

ROMA – Lascia le ceneri del padre morto vicino ai cassonetti, denunciata

Il fatto è accaduto a Roma, in zona Prenestina

ROMA – Aveva abbandonato le ceneri del padre defunto accanto a un cassonetto, ma gli agenti della Polizia gliele hanno riconsegnate, invitandola a una più giusta e consona conservazione (e sporgendo denuncia). È successo a Roma, in zona Prenestina.

LE CENERI ABBANDONATE PER STRADA

Una pattuglia del V Gruppo Prenestino della Polizia di Roma Capitale è intervenuta in viale della Primavera, all’altezza di via Fontechiari, su segnalazione di alcuni operatori AMA che avevano ritrovato, vicino ad un cassonetto, un’urna cineraria. Gli agenti hanno svolto le indagini del caso, che hanno permesso di risalire all’identità della persona cremata, un uomo di nazionalità italiana deceduto nel 2005, e alla figlia. La donna, di 56 anni, è stata denunciata ai sensi dell’art 411 del Codice Penale per dispersione di ceneri non autorizzata. Al termine le sono state nuovamente affidate le ceneri del padre, diffidandola a conservarle o smaltirle nelle modalità consentite dalla legge.

Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it

EVENTI – Forze armate, Mattarella: “Garantiscono la libertà delle nostre istituzioni e difendono i diritti di tutti”

Oggi, 4 novembre, è la giornata delle Forze armate: le parole del presidente Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni

ROMA – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Ministro della Difesa, Guido Crosetto, il seguente messaggio: “Nella data odierna celebriamo la Festa dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate, espressione del popolo che volle, col plebiscito, l’Italia unita. La storia delle Forze Armate si intreccia indissolubilmente con la volontà del popolo italiano. L’Italia poté contare, all’inizio della costruzione dello Stato unitario, sull’intervento dei militari dei vari Stati della penisola, opera continuata poi, durante la Prima guerra mondiale, nella lotta per l’integrità del Paese, simboleggiata dalla resistenza sul Piave. Infine, quando, dopo l’8 settembre 1943, la indipendenza del Paese fu a rischio, furono le Forze Armate e il popolo italiano, uniti nella Guerra di Liberazione, a permettere il riscatto della Patria. L’Esercito Italiano, la Marina Militare, l’Aeronautica Militare, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza sorreggono la salvaguardia delle nostre libere istituzioni e la vocazione dell’Italia a vivere in pace, offrendo una risposta di concordia e affidabilità nella difesa dei diritti di ogni cittadino. È un sentimento che si esprime e si moltiplica con il contributo di valore che le Forze Armate forniscono alle missioni delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e della Nato, mettendo a disposizione, su mandato del Parlamento e del Governo, la competenza e la dedizione dei militari italiani. Il contesto internazionale nel quale la Repubblica dispiega la sua azione rende più che mai prezioso il loro apporto.

Alla base dell’impegno degli appartenenti alle Forze Armate è il giuramento prestato alla bandiera, alla Repubblica e ai principi della Costituzione, per adempiere con disciplina ed onore alle funzioni pubbliche affidate a ciascuno. Soldati, marinai, avieri, carabinieri, finanzieri e personale civile della Difesa, il vostro lavoro quotidiano è essenziale per l’avvenire sicuro e pacifico della nostra comunità e della più ampia comunità internazionale. La Repubblica vi è grata. A tutti voi e alle vostre famiglie rivolgo un caloroso saluto. Viva le Forze Armate, viva l’Italia!”.

MELONI: “ONORE A CORAGGIO DI CHI HA SACRIFICATO VITA PER LA PATRIA

“In occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, rendiamo onore al coraggio di chi ha sacrificato la sua vita per difendere la nostra Patria. A loro la nostra profonda gratitudine e l’impegno affinché la nostra nazione torni a credere in se stessa e a guardare in alto. Viva l’Italia!”. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, lo scrive su Facebook.

PIANTEDOSI: “MIA RICONOSCENZA A TUTTE DONNE E UOMINI FORZE ARMATE”

“Oggi 4 novembre, Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate, desidero esprimere la mia riconoscenza a tutte le donne e gli uomini delle Forze Armate per il coraggio, la dedizione e la professionalità con cui operano per garantire ogni giorno la sicurezza del nostro Paese. A loro vanno il mio apprezzamento e la mia gratitudine per il rilevante contributo che, insieme alle Forze di polizia, assicurano anche sul territorio nazionale nell’ambito dell’operazione ‘Strade sicure’”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

 Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it

METEO – Vento forte su tutta Italia: ecco cosa non fare per evitare pericoli

I consigli della Protezione Civile di Roma Capitale

ROMA – La Protezione Civile di Roma Capitale raccomanda di adottare comportamenti di autoprotezione per prevenire i rischi associati al forte vento previsto in queste ore.

Evitare la pratica di attività sportive, l’attraversamento e la sosta nelle aree verdi e nei parchi per il possibile verificarsi di rotture di rami, anche di grandi dimensioni, o cadute di alberi. Si invita alla massima cautela nell’avvicinarsi alle zone costiere e ai litorali, evitando di sostare su pontili e moli. In generale evitare, se possibile, di rimanere all’aperto, specie nelle zone maggiormente esposte al vento e scegliere una posizione riparata vista la possibile caduta di oggetti. Fare attenzione anche alle strutture mobili, come tendoni, gazebo, impalcature, strutture espositive o commerciali temporanee, che potrebbero non tenere in caso di forti raffiche.

Inoltre, è necessario guidare con cautela le automobili e i motoveicoli, per evitare possibili sbandamenti, e all’occorrenza fermarsi. Prestare particolare attenzione nei tratti stradali esposti, come quelli all’uscita dalle gallerie e nei viadotti. Infine, particolare prudenza se si è alla guida di furgoni, mezzi telonati e caravan, che possono essere letteralmente spostati dalle raffiche di vento anche quando l’intensità non raggiunge punte molte elevate. Per informazioni sulle buone prassi consultare il sito, il canale Whatsapp e i canali social di Roma Capitale.

Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it

DELITTO MOLLICONE – Arce, riaperto il processo per l’omicidio di Serena Mollicone

Per ora è stato deciso di ammettere i consulenti tecnici, poi si valuteranno possibili testimoni ‘laici’

ROMA – Processo per la morte di Serena Mollicone, riapre l’istruttoria dibattimentale. Lo hanno deciso i giudici della Corte d’assise d’appello di Roma, dopo circa un’ora di camera di consiglio. Riapre quindi il processo per la morte di Serena Mollicone, la 18enne di Arce, provincia di Frosinone, scomparsa l’1 giugno del 2001 e ritrovata senza vita due giorni dopo in un bosco a pochi chilometri di distanza da casa. Per la sua morte sono indagati l’ex maresciallo dei Carabinieri della Caserma di Arce Franco Mottola che, secondo l’accusa, non ha svolto il compito di garanzia in quanto comandante, avrebbe aiutato il figlio Marco e non avrebbe evitato il delitto; il figlio Marco, che avrebbe colpito Serena, facendola sbattere contro la porta incriminata; la moglie di Mottola, Anna Maria; il maresciallo Vincenzo Quatralel’appuntato scelto Francesco Suprano. Il 15 luglio del 2022 il Tribunale di Cassino ha assolto tutti, azzerando 16 mesi e 50 sentenze che evidentemente non sono bastate a svelare il mistero di 22 anni fa.

Per ora è stato deciso di ammettere i consulenti tecnici, poi si valuteranno possibili testimoni ‘laici’. Le difesa dei Mottola avevano definito le richieste inaccettabili, inammissibili e intempestive. Il Pg aveva invece richiesto l’ammissione di 44 testimoni e di una perizia robotica sulla botta che ha provocato il buco sulla porta, all’interno di uno degli appartamenti della caserma di Arce, dove Serena sarebbe stata colpita prima di essere abbandonata sul luogo del ritrovamento. Già decisa la data per la prossima udienza, ovvero il 20 novembre. Per le altre, possibili il 7, il 14 e il 21 dicembre.

Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it

ITALIA – Da dicembre il passaporto alle Poste. A febbraio anche la carta d’identità

Tutto questo sarà possibile nei 7.000 Comuni al di sotto dei 15.000 abitanti grazie al Progetto Polis di Poste Italiane

ROMA – Dal mese di dicembre il passaporto negli uffici postali e da febbraio anche la carta d’identità elettronica. Tutto questo sarà possibile nei 7.000 Comuni al di sotto dei 15.000 abitanti grazie al Progetto Polis di Poste Italiane. “A dicembre anche l’ufficio postale erogherà il passaporto e il prossimo obiettivo è a febbraio il rilascio della carta d’identità elettronica e i servizi delle Agenzie delle Entrate“, ha detto il condirettore generale di Poste Italiane, Giuseppe Lasco, al TG Poste.

COS’È IL PROGETTO POLIS

È il progetto ideato da Poste Italiane per fare degli Uffici Postali una Casa dei servizi digitali, uno Sportello Unico che renderà semplice e veloce l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione in 7.000 Comuni al di sotto dei 15.000 abitanti.

I cittadini potranno richiedere certificati anagrafici e di stato civile, la carta d’identità elettronica, il passaporto, il codice fiscale per i neonati, certificati previdenziali e giudiziari, e numerosi altri servizi che si aggiungono a quelli postali, finanziari, logistici, assicurativi e di telecomunicazione.

Con il Progetto Polis i cittadini potranno richiedere i certificati allo sportello, utilizzare i totem e gli ATM operativi 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Polis contribuirà anche ad una maggiore efficienza energetica e darà slancio alla mobilità verde attraverso l’installazione di 5 mila colonnine di ricarica per i mezzi elettrici e di 1.000 impianti fotovoltaici. Il progetto, approvato con il Dl 59/2021, e finanziato con 800 milioni di euro di fondi nell’ambito del Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNNR, darà anche un nuovo volto ai 7.000 Uffici Postali dei piccoli centri per renderli più accoglienti e trasformarli in Sportello Unico digitale di prossimità attivo 24 ore su 24.

Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it

COSTUME & SOCIETA’ – Volano gli ordini di pasta in Italia, +82%. La regina è la carbonara

Nella Top 5 figurano anche la pasta al ragù alla bolognese, la cacio e pepe, la tradizionale pasta al pomodoro e l’amatriciana

ROMA – La pasta è senza dubbio uno dei piatti simbolo che meglio rappresenta l’italianità nel mondo. Attraverso i suoi primi piatti iconici come la carbonara, l’amatriciana, al pomodoro o al ragù, la tradizione gastronomica italiana ha superato ogni confine, entrando nelle cucine e nelle preferenze di tanti Paesi nel mondo. Nell’ultimo anno, in Italia, sulla piattaforma Deliveroo è stata ordinata una quantità di piatti di pasta pari alla distanza autostradale tra Milano e Firenze.

Ma la passione per la pasta va anche oltre i confini nazionali e unisce popoli e culture. Così, in occasione del ‘World Pasta Day’, che si celebra il prossimo 25 ottobre, Deliveroo, una delle principali piattaforme dell’online food delivery, ha compiuto un vero e proprio giro del mondo del gusto, raccogliendo tendenze, abitudini e preferenze in alcuni dei mercati in cui è presente.

In Italia, nel secondo trimestre di quest’anno, gli ordini di pasta sono aumentati di circa l’82% rispetto allo stesso periodo del 2022. La cucina romana è ben radicata nelle preferenze degli italiani che ordinano su Deliveroo. Infatti, nella Top 5 delle ricette di pasta più ordinate trionfa la carbonaraseguita dal ragù alla bolognese e dalla cacio e pepe. Chiudono la classifica la tradizionale pasta al pomodoro e l’amatriciana.
La città con la più alta percentuale di ordini di pasta, rispetto al volume totale degli ordini, è Merano. A seguire, nell’altra estremità della penisola, c’è Gela. Al terzo posto Alghero, con Padova Aosta che chiudono la Top 5.

DAL REGNO UNITO AL KUWAIT: ECCO COME SI MANGIA LA PASTA ALL’ESTERO

La tradizione italiana va forte anche nel resto del mondo, dove il contesto offre sempre spazi di creatività, a volte anche estremi. Tra i piatti di pasta preferiti nel Regno Unito viene premiata la genuinità della tradizione italiana. Nelle prime cinque posizioni, al primo posto c’è il gusto semplice della pasta al pomodoro, seguita dalle lunette ai quattro formaggi, pasta alla crema di funghi. Poi l’italo-americana pasta & meatballs, che precede quella al ragù alla bolognese.

Londra, Manchester, Birmingham, Bristol e Brighton sono tra le prime cinque città che registrano la maggior percentuale di ordini di pasta rispetto al volume totale degli ordini.

I francesi, con una tradizione culinaria ben radicata, si lasciano andare ad alcune leggere modifiche delle ricette italiane. Nella lista delle preferenze fanno infatti la propria comparsa una pasta fresca fatta in casa con crema di tartufo, penne gratinate con salsa napoletana, mozzarella e parmigiano e linguine alla carbonara alla Parisienne, con crema di parmigiano, pancetta fritta, uova, erba cipollina e pepe.
Nella classifica delle città transalpine con più ordini non c’è la capitale Parigi, ma Boulogne-sur-Mer, Argentan, Freyming-Merlebac, Beauvais e Calais.

Per i belgi ordinare pasta su Deliveroo significa carbonara, bolognese, pasta ai frutti di mare e ai quattro formaggi. Le città con più ordini sono Aalst, Mechelen, Louvain-La-Neuve, Ghent e Brugge.
Nei Paesi mediorientali non perde quota l’indiscussa presenza della pasta Alfredo che, sebbene di origini romane, rimane un simbolo della pasta italiana nel mondo. Così in Kuwait, come negli Emirati Arabi, alcune ricette, compresa quella della pasta Alfredo, sono state rivisitate e adattate ai gusti locali.
In Kuwait si registrano preferenze per la pasta all’insalata con pollo, pasta con funghi e pollo e una rivisitazione della pasta Alfredo con pollo grigliato. Negli Emirati Arabi Uniti al primo posto ci sono le penne all’Alfredo con aggiunta di pollo, seguite da rigatoni alla bolognese, lasagne classiche e penne rosa con pomodoro e panna. Dubai e Abu Dhabi sono le città con la maggiore percentuale di ordini di pasta, sul volume totale degli ordini.

Hong Kong e Singapore le influenze e i gusti locali si sposano con alcuni dei piatti più tradizionali della cucina italiana: nella classifica dei piatti di pasta più ordinati, gli spaghetti aglio e olio, il ragù alla bolognese e le conchiglie al pesto di basilico con un mix di noci e pecorino si alternano a ricette come la carbonara con pollo e uovo alla coque giapponese, le pappardelle all’uovo con un sugo di pomodoro e manzo con carote, porri e cipolle, servite con prezzemolo italiano e un goccio di vino rosso, e gli spaghetti alla napoletana con cervelat, una salsiccia di origine svizzera.

Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it

METEO – Addio estate, crollo delle temperature e nubifragi: ecco dove e quando

ROMA – L’anticiclone afro-mediterraneo, responsabile nei giorni scorsi di svariati record di temperatura massima mensile, nel corso del fine settimana inizierà a sgonfiarsi lungo il suo bordo settentrionale, permettendo così l’arrivo sul Paese delle prime perturbazioni autunnali.” – lo conferma il meteorologo di 3bmeteo.com Manuel Mazzoleni che aggiunge – “L’avvicinarsi di una prima perturbazione favorirà, tra venerdì e sabato, la formazione dei primi piovaschi tra Liguria, alta Toscana, Alpi ed estremo Nordest, mentre domenica piogge e rovesci più frequenti sono attesi tra Nordest, Toscana, Umbria e Marche, localmente anche tra Lazio, Abruzzo, Liguria, Alpi occidentali e Lombardia”.

PROSSIMA SETTIMANA DI STAMPO PIU’ AUTUNNALE, SPECIE AL CENTRO NORD

“La perturbazione del weekend sarà, tuttavia, solo l’antipasto del cambiamento che nel corso della nuova settimana interesserà a più riprese il Centro Nord Italia” – avverte inoltre Mazzoleni di 3bmeteo.com – “La nostra Penisola risentirà infatti dall’azione congiunta di una circolazione depressionaria in avanzamento dall’Iberia e di correnti più fredde in arrivo da Nordest, pilotate da un robusto campo di alte pressioni in rinforzo tra l’Europa centrale e i Paesi Scandinavi.”

TEMPERATURE IN CALO ANCHE DI 15 GRADI AL CENTRO NORD, ANCORA CALDO ESTIVO AL SUD

 “Proprio quest’ultime faranno calare in maniera decisa le temperature al Centro Nord con valori che in poco tempo passeranno da sopra a tratti persino sotto le medie di riferimento” – prosegue Mazzoleni di 3bmeteo.com – “Nel dettaglio: se sino a domenica le massime potranno ancora raggiungere i 25-28°C, entro metà della prossima settimana faticheremo a toccare i 14/16°C al Nordovest, i 17/20°C tra Nordest e regioni centrali.“ “ Per contro – prosegue il meteorologo di 3bmeteo – il Sud dovrà ancora pazientare almeno sino alla fine della prossima settimana, quando piogge e rovesci dovrebbero iniziare ad interessare anche il comparto meridionale dello Stivale. Fino ad allora, stante anche l’afflusso di correnti calde sudoccidentali, le temperature si manterranno ancora su valori estivi con massime a tratti anche prossime o superiori ai 30°C.”

“Per quanto concerne le piogge” – conclude Mazzoleni – “le precipitazioni più intense sono attese tra lunedì e martedì al Centro, tra mercoledì e giovedì anche al Nord con rischio locali nubifragi su Liguria, Tirreniche settentrionali, Alpi e Prealpi. Si tratta comunque di una linea di tendenza generale; per ulteriori dettagli seguiranno aggiornamenti”.

 Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it

AMBIENTE & METEO – Il caldo non molla, ma da metà mese arriva l’autunno con piogge e calo termico

Il caldo eccezionale ha interessato anche la Spagna con picchi di 38°C, l’Inghilterra, la Svizzera, l’Austria e la Slovenia

BOLOGNA – “L’anticiclone africano non molla, dopo quelli di domenica sono attesi nuovi record di caldo su mezza EuropaDa metà mese avanza l’autunno col ritorno di pioggia e calo termico”, fa sapere 3bmeteo.com. “La nuova settimana sarà praticamente estiva sull’Italia per via dell’anticiclone sub tropicale che continuerà a stazionare su mezza Europa; si prolunga così questa fase anomala con caldo eccezionale. Dopo quelli di domenica, nuovi record di caldo sono attesi fino a martedì con le piogge autunnali ancora rimandate”.

La nuova eccezionale ondata di caldo per il periodo ha iniziato ad estendersi verso l’Italia dopo aver portato il caldo record su Francia, Spagna e Inghilterra. Domenica sul Nord Italia le temperature hanno raggiunto picchi elevati per ottobre con punte di 32-34°C. I record del mese sono stati battuti a Piacenza, Torino, Bologna, Cuneo tanto per citarne alcuni. “Non si può parlare di ‘ottobrata’- prosegue – perché questa si riferisce ad una fase stabile e con temperature miti ma di breve durata. Qui invece siamo di fronte proprio ad una situazione anomala, tipicamente estiva, sia per intensità che per durata. Le temperature sono anche superiori ai 10-12°C rispetto alle medie tipiche del periodo”.

ANCORA ONDATE DI CALORE

È impressionante la sequenza di ondate di calore che stanno colpendo l’Europa occidentale, in particolare la Francia dove domenica numerosissimi sono stati i record mensili di temperature battuti, anche con ampio margine. Questa ondata di caldo si aggiunge alle altre che almeno da due mesi si ripropongono sulla Nazione. Il caldo eccezionale ha interessato anche la Spagna con picchi di 38°C, l’Inghilterra, la Svizzera, l’Austria e la Slovenia dove anche le temperature notturne, sopra i 20°C sono state ben superiori alle temperature medie massime. L’anticiclone estivo tenderà ad attenuarsi da metà settimana in concomitanza di un primo calo delle temperature; ma il cambiamento vero e proprio non sarà immediato e bisognerà aspettare la metà del mese quando è atteso un avanzata verso sud del treno di perturbazioni ed il ritorno delle piogge ad iniziare dal Nord Italia con temperature in ulteriore diminuzione, concludono da 3bmeteo.

Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it

EVENTI – Vajont, Mattarella visita il cimitero delle vittime: “La tragedia reca pesanti responsabilità umane”

Il capo dello Stato ha partecipato al 60esimo anniversario del disastro della Diga avvenuto il 9 ottobre del 1963

ROMA – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha visitato il Cimitero monumentale delle vittime del Vajont, a Fortogna, nel comune di Longarone. Il capo dello Stato oggi partecipa alla commemorazione del 60esimo anniversario del disastro della Diga avvenuto il 9 ottobre del 1963 in cui morirono 1917 persone, tra cui 487 bambini.
“Oggi ci troviamo in un Parco, quello delle Dolomiti Friulane che, nella bellezza di questi luoghi dedica, doverosamente, percorsi alla memoria. Siamo di fronte a due quadri: questo paesaggio, quello delle Prealpi Carniche. E la diga, creazione artificiale. Entrambi, oggi, silenti monumenti alle vittime, a quelle inumate nei cimiteri, a quelle sepolte per sempre nei greti dei corsi d’acqua, sulle pendici: donne, uomini, bambini. Cinquecento bambini. Immenso sacrario a cielo aperto che si accompagna al Cimitero di Fortogna, mausoleo nazionale. Riflettiamo: la frana, la sparizione, nel nulla, di un ambiente, di un territorio, di tante persone. La cancellazione della vita. Sono tormenti che, tuttora -sessant’anni dopo – turbano e interrogano le coscienze”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipando alla commemorazione del 60esimo anniversario del disastro del Vajont.
“TRAGEDIA RECA PESO PESANTI RESPONSABILITÀ UMANE”
“Le Nazioni unite hanno classificato questo evento come uno dei più gravi disastri ambientali della storia che sia stato provocato dall’uomo. Per questa ragione, il 9 ottobre, è stato indicato dal Parlamento ‘Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’uomo’. La tragedia che qui si è consumata reca il peso di pesanti responsabilità umane, di scelte gravi che venivano denunziate, da parte di persone attente, anche prima che avvenisse il disastro. Assicurare una cornice di sicurezza alla nostra comunità significa saper apprendere la lezione dei fatti e sapere fare passi avanti”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipando alla commemorazione del 60esimo anniversario del disastro del Vajont.

Il disastro panoramica


VAJONT. MATTARELLA: UOMO È PARTE DELLA NATURA MA NON DEVE DIVENIRNE NEMICO
“L’interazione dell’uomo con la natura è parte dell’evoluzione della natura stessa. Perché l’uomo è parte della natura, ma non deve divenirne nemico. Non si tratta di un tema di esclusivo carattere ecologico. Ce lo ha ricordato anche Papa Francesco nella sua recentissima esortazione. Si tratta di saper porre attenzione e saper governare, con lungimiranza, gli squilibri che interpellano, mettendo in discussione, l’umanità stessa e i suoi destini”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipando alla commemorazione del 60esimo anniversario del disastro del Vajont.
VAJONT. MATTARELLA: L’UOMO SI RICONCILI CON NATURA CHE LO OSPITA
“Sui luoghi della tragedia, il giorno dopo svettava, solitario, a Pirago, il campanile della chiesa di san Tomaso apostolo. Il tempo non diluisce il dolore, ma quel campanile, oggi restaurato, appare, nella sua solitudine, quasi simbolo della resilienza di questi luoghi e della sua gente. Gente di paesi che, come ha ricordato il sindaco Padrin, hanno voluto tornare alla vita. Come hanno sottolineato, con ammirazione, anche i presidenti Fedriga e Zaia. Di chi – insieme allo strazio della perdita dei propri cari, della propria casa, dei propri averi – si è trovato di fronte a una scelta angosciante: andarsene o ‘resistere’. Esperienze che ritroviamo nei dialoghi di un sopravvissuto di Erto, Mauro Corona, nel suo ‘Quelli del dopo’. Quel che li ha guidati – e che deve muoverci – è l’ansia di riconciliarci con il mondo che ci ospita, con la natura e l’ambiente in cui siamo immersi. Perché i disastri cambiano i luoghi ma il futuro delle loro popolazioni dipende anche dalla resistenza di coloro che, come i valligiani di questi luoghi, non hanno ritenuto di arrendersi”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipando alla commemorazione del 60esimo anniversario del disastro del Vajont.

Cimitero Longarone


VAJONT. MATTARELLA: OCCUPARSI DELL’AMBIENTE, RISPETTARLO, È GARANZIA DI VITA
“Vogliamo sforzarci, oggi, di immaginare di specchiarci anzitutto negli occhi di coloro che non ci sono più; che, quando giunsero gli Alpini, non c’erano più. Negli occhi dei soccorritori. Negli sguardi severi dei sopravvissuti. Negli occhi di chi oggi è, qui, depositario di questi territori. Per poter dire che la Repubblica non ha dimenticato. Per poter dire che – come ha esortato il presidente Zaia – riuscire ad assicurare condizioni di sicurezza è garanzia di giustizia – come richiede il buon governo – rimane obiettivo attuale e doveroso nella nostra società. Perché occuparsi dell’ambiente, rispettarlo, è garanzia di vita”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, partecipando alla commemorazione del 60esimo anniversario del disastro del Vajont.

Fonte Agenzia DIRE – www.dire.it